Via Dulfer ai Cadini di Misurina
Sono proprio li dietro, i Cadini di Misurina, dietro le piu famose e conosciute Tre Cime di Lavaredo. Sara forse per questo che si salvano dal traffico dolomitico e ci permettono ancora di restare un po’ da soli su queste guglie?
Beh, arrampicare nei Cadini di Misurina non era l’idea iniziale quando Matteo mi ha contattato. Ci eravamo inizialmente accordati per salire il classico spigolo Dibona in Cima Grande, ma complice il meteo ballerino e la forte presenza di Eolo ci siamo trovati a pensare a un piano B che fosse comunque all’altezza delle aspettative.
Diverse erano le salite proposte ma forse, per quella giornata, i Cadini facevano proprio al caso nostro: un po’ piu in basso e riparati dal vento.
E allora si va! Appuntamento alle 7 e iniziamo a camminare, direzione Campanile Dulfer, per salire l’iconica via Dulfer, un nome che risuona nella testa di chiunque si approcci o pratichi alpinismo e arrampicata. Inventore di una tecnica di discesa in corda doppia e della celebre tecnica Dulfer per l’arrampicata in fessura, insomma un vero fuoriclasse.
Come dicevo prima il tempo era ballerino e, come volevasi dimostrare, la prima oretta di avvicinamento ce la siamo fatta sotto una bella pioggerellina che pero non ha turbato i nostri animi. Una volta arrivati nella magnifica cornice del Rifugio Citta di Carpi, dopo un obbligato pit stop, ci troviamo quasi subito alla base del campanile, pronti per attaccare la nostra via.
Seppure diventata una classica con difficolta contenute non e sempre facile orientarsi, vista la poca quantita di chiodi in loco. Giusto la sera prima, mentre ero al parcheggio, vedevo gente che scendeva con le frontali di ritorno dal Campanile Dulfer e raccontava di epopee e grandi tour per trovare la via. Ma tutto sommato il tracciato e abbastanza logico: alla fine bastava salire, poi qualcosa saltava fuori.
La salita scorre veloce tra tiri belli e verticali, con roccia dolomitica a tratti anche mooolto bella: fessure, diedri e qualche placchetta, tutto molto divertente. Ma il bello, quello che piu mi ha fatto riflettere e ammirare questa salita compiuta da Hans Dulfer nel 1913, e sottolineo 1913, e stata la discesa.
Un susseguirsi di 7 o 8 calate in corda doppia, di cui le prime nel vuoto. Noi chiaramente abbiamo trovato delle belle soste a spit ed eravamo belli tranquilli e sereni. Ma mentre eravamo li appesi nel vuoto io mi chiedevo: ma come c***o ha fatto a scendere di qui? Ed e li che capisci il livello di questi personaggi e quello che riuscivano a fare con i pochi mezzi che avevano a disposizione all’epoca.
Come si suol dire, alla trinita se canta allo reveni.
E cosi, dopo un po’ di calate in corda doppia, eccoci a impacchettare di nuovo gli zaini per rimetterci in marcia, prima verso il rifugio per bere un colpo insieme e festeggiare la salita.
Non mi resta che ringraziare Matteo per la fiducia e la piacevole giornata passata insieme, e anche il Rifugio Citta di Carpi, a mio avviso uno dei più bei rifugi delle Dolomiti.
P.S. Salita condivisa anche con Gabri e Roger.
Abbiamo salito insieme questo pezzo di storia. A presto per nuove avventure.
Eleonora Coscieme del 29-05-2025
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